Periodo Agonistico – Periodo di Mantenimento

Prima di affrontare nel dettaglio il tema dell’allenamento di mantenimento è opportuna una breve premessa:

Nella pianificazione di una stagione agonistica occorre sempre valutare attentamente le diverse fasi, partendo dal periodo transitorio passando a quello generale, poi infine a quello agonistico. A mio modo di vedere solo se i primi due periodi sono stati affrontati con il giusto equilibrio si potrà arrivare al periodo agonistico cercando e trovando l’affinamento di una condizione e il suo mantenimento. La durata di questi periodi dipende ovviamente dalle caratteristiche e dalle finalità dell’atleta. Si può parlare però di durate minime che realisticamente sono di un mese per lo scarico e di tre mesi per il carico allenante. Se ne deduce che, al massimo, il periodo agonistico può durare otto mesi (con ovvie fluttuazioni).

 

periodo agonistico e periodo di mantenimento

 

A differenza di quanto si faceva molti anni addietro, il periodo generale non deve essere confuso con il classico periodo invernale, durante il quale sono il fondo lento e la quantità i dominatori della strategia dell’atleta. Nel periodo di carico generale l’atleta deve impegnare in parallelo tutte le grandezze fisiologiche fino ad arrivare per lo meno al 90% della forma massima, forma che poi rifinirà e manterrà nel lunghissimo periodo agonistico.

 

Nel periodo agonistico, la gestione dell’allenamento diventa complessa, in quanto si devono considerare, differenti variabili ottimizzandole in funzione degli obbiettivi agonistici. Quando si ha in dote una buona preparazione e si gareggia intensamente senza particolari difficoltà nel riuscire a supportare il carico insito nella competizione, con pochi allenamenti specifici si sarà in grado di gestire la stagione.

 

Ma in questa fase il problema è nella capacità di gestire i tempi di recupero distinguendo chi ha un calendario ricco di competizioni e chi, avendo meno tempo, si ritrova ad effettuare meno competizioni all’anno. Chi corre tanto, riesce più facilmente a trovare la condizione ma poi deve essere intelligente a non disperdere energie controllando il graduale innalzamento della performance e la sua successiva stabilizzazione. Viceversa chi corre di meno dovrà arrivare allo stesso step con una programmazione specifica di allenamenti da inserire in funzione se nel week end ci sarà o meno la gara.

 

In entrambe i casi non vanno mai dimenticate le fasi di recupero, dove l’abilità sta nell’arrivare a un limite di carico di allenamento sopportabile senza tuttavia mai superarlo, perché è meglio perdere un po’ di capacità condizionali (che poi si può recuperare in base ai periodi di non gara) ma mantenere una maggior freschezza psicofisica.

 

Il suggerimento è quello di inserire dopo impegni agonistici importanti, giorni di programmato stacco mentale e fisico (massaggio-idroterapia-ridurre gli allenamenti di 1 o 2 sedute) per poi riprendere con adeguate condizioni il programma di allenamento.

 

Nello specifico in questa delicata fase occorre dedicare su 4 allenamenti programmati 2 per lo specifico atti a modificare e incrementare le capacità aerobiche e due di recupero con corsa lenta o semplici allunghi.

 

Lo scopo dell’allenamento di mantenimento è, come suggerisce dal termine, mantenere costante un livello soddisfacente delle capacità aerobiche grazie all’allenamento seguito. L’allenamento di mantenimento quindi segue quello specifico (con aumento della capacità aerobica) e comporta generalmente una riduzione del carico di lavoro in termini di durata ma non di intensità. Il fartlek o i lavori intermittenti sono quelli che, inseriti con giusto equilibrio, permettono all’atleta di conservare, modificare e incrementare tale capacità.

 

Nella fase agonistica e nella sua concezione di allenamento di mantenimento del running moderno è necessario, non solo mantenere le caratteristiche aerobiche, ma anche quelle di forza e di flessibilità. Il modo più semplice di richiamare tali caratteristiche è di utilizzare le salite. (10 km di corsa su percorso collinare oppure 5×1000 m con recupero 500 m di fondo lento oppure FL 8 km + 12×100 m in salita con buona pendenza –sono un esempio di richiamo all’esercizio di forza)

 

A cura di Devid Renzi

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