Tendinopatia achillea (tendine di achille)

tendinopatia d'achille o tendinite d'achille

Tra gli innumerevoli infortuni che colpiscono chi corre, la tendinopatia achillea è uno dei più comuni.

Indicata spesso come tendinite o tendine di achille, tendinosi, tenosinovite, tenovaginite che sono tecnicamente tutte condizioni leggermente diverse, la tendinopatia di achille si riferisce a tutte le lesioni da usura e infiammazione del tendine di achille.

Circa due terzi dei casi di tendinite di achille si verificano nel punto medio del tendine, alcuni pollici sopra il tallone. Il resto sono per lo più casi di tendinite di achille inserzionale che tende ad essere ancor più difficile da eliminare, spesso perché la borsa, una piccola sacca piena di liquido dietro il tendine, può irritarsi, dando origine ad altre patologie infiammatorie e creando svariati scompensi che ne ritardano la guarigione.

Il tendine di achille corre dalla parte superiore del tallone alla parte posteriore del polpaccio, è un tessuto fibroso, non elastico, che collega il muscolo gastrocnemio e il muscolo soleo al calcagno e può assorbire efficacemente le forze reattive del terreno associate alla corsa.

Il gruppo di muscoli è complessivamente chiamato tricipite surale che funge da flessore plantare primario del piede e della caviglia, ma flette anche il ginocchio.

Il tendine di achille non ha una vera guaina sinoviale, ma piuttosto un singolo strato di paratenon, che è responsabile in buona parte dell’afflusso di sangue a questo tendine.

Gli studi hanno identificato un’area ipovascolare del tendine di achille da 2 cm a 6 cm prossimalmente al suo inserimento sul calcagno, che sembra essere un’area a rischio di rottura completa.

Un allenamento inappropriato può portare a microlesioni e cambiamenti degenerativi del tendine di achille o della guaina circostante, indebolendo il tendine e predisponendolo a rotture.

La tendinopatia di achille, a differenza della tendinosi che è una condizione asintomatica in grado di generare un inspessimento del tendine, è una condizione infiammatoria dolorosa del tendine di achille che richiede la sospensione dell’attività e trattamenti adeguati.

Per sviluppare trattamenti efficaci per questa patologia, è necessario comprendere la biomeccanica dell’articolazione della caviglia, la funzione dei tricipiti durante un’andatura normale e le condizioni che predispongono il tendine di achille alla lesione.

Ma prima analizziamo quali sono i sintomi che caratterizzano una tendinopatia d’achille e quali le cause predisponenti.

Tendinopatia achillea: sintomi e cause

La tendinopatia di achille inizia solitamente come un dolore e rigidità del tendine nella parte posteriore della caviglia, soprattutto al mattino e dopo periodi di inattività.

Se non si sospendono le attività il dolori al tendine di achille può presentarsi anche durante la corsa e l’area può diventare dolente al tatto.

Nella fase acuta il tendine appare più spesso e il dolore diventa più frequente e si manifesta anche durante le normali attività quotidiane e sempre prima nell’attività fisica fino a rendere necessaria la sospensione degli allenamenti.

I sintomi della tendinopatia d’achille includono disagio o gonfiore nella parte posteriore del tallone, la flessione limitata del piede e dei muscoli del polpaccio, surriscaldamento della pelle e rossore.

Le cause della tendinite di achille sembrano tutte legate all’eccessivo stress trasmesso attraverso il tendine. I muscoli del polpaccio deboli, la scarsa mobilità della caviglia e l’eccessiva pronazione sono stati tutti collegati allo sviluppo dei problemi di achille: il risultato è che tutti questi fattori, oltre al volume dell’allenamento provocano danni al tendine.

Alla base della tendinopatia di achille ci possono essere anche altre cause legate a fattori prettamente meccanici. Questi includono l’inserimento di achille nell’osso del tallone (tendinopatia inserzionale) o l’infiammazione della borsa alla base degli achille (borsite retrocalcanea).

Anche l’infiammazione del tendine plantare può causare irritazione.

La tendinopatia inserzionale di solito presenta più dolore nell’attaccamento del tendine d’achille all’osso del tallone piuttosto che nella sezione centrale, la sua gestione però è molto diversa dalla tendinopatia al tendine d’achille, ad esempio è spesso aggravata dallo stretching.

Anche l’iperpronazione può incidere sulla comparsa della patologia esercitando un carico eccessivo sulla fascia tendinea ed uno squilibrio posturale che si traduce nell’infiammazione dell’area.

La tendinopatia d’achille dunque si sviluppa secondo due stadi: la fase acuta e la fase di riabilitazione, ad ognuna di esse è necessario applicare un diverso trattamento per favorire la regressione della sintomatologia, ecco quali sono le principali modalità di intervento.

Tendinopatia achillea: i trattamenti nella fase acuta e nella riabilitazione

La prima fase del trattamento della tendinopatia achillea inizia con la comparsa dei primi sintomi, quali bruciore e dolore, di solito dura circa 1-3 giorni. Gli obiettivi durante questa fase sono di ridurre la sintomatologia dolorosa e gestire qualsiasi gonfiore intorno al tendine di achille.

Questo è il momento di ricorrere al trattamento standard RICE (Rest, Ice, Compression, Elevation) che include appunto riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione.

Dunque la prima fase è l’interruzione degli allenamenti, la seconda l’applicazione di ghiaccio per 2/3 volte al giorno sulla zona dolente, poi si procedere con l’uso di calze a compressione e si ricorre al sollevamento dell’arto per 10-15 minuti 1-2 volte al giorno al fine di favorire l’afflusso del sangue in una zona poco irrorata come quella intorno al tendine di achille.

Indossare scarpe con un dislivello leggermente più alto può anche ridurre lo stress sul tendine dandogli maggiore sostegno durante questa fase di trattamento.

Questo approccio può aiutarti a gestire i primi segnali di dolore dall’infortunio ma probabilmente non lo guarirà completamente. Ci deve essere un piano di trattamento molto più specifico dopo la fase acuta.

Dopo aver raggiunto il controllo del dolore, il trattamento dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento del tendine di achille e del tricipite surale.

Inoltre, gli esercizi di riabilitazione che riguardano l’intera catena cinetica sono estremamente importanti in questa fase in quanto gli studi confermano che i fattori biomeccanici, compresa la ridotta attività del tibiale anteriore, del retto femorale, del gluteo medio e del gluteo massimale, possono contribuire alla tendinopatia di achille.

Anche il rafforzamento intrinseco del piede e il ripristino della propriocezione sono importanti per questa condizione, così come per qualsiasi disordine di piede e caviglia.

Durante la fase rigenerativa, le cellule morte vengono eliminate, piccoli vasi sanguigni vengono ristrutturati per aiutare a fornire ossigeno al tessuto danneggiato e il collagene viene depositato per la riparazione.

Il collagene riparativo inizialmente è debole, ma con il tempo la sua forza migliora.

Dopo 7-14 giorni, il muscolo danneggiato riacquista circa il 50% della sua forza, i tendini possono impiegare più tempo per recuperare le forze.

Dopo aver completato un adeguato programma di trattamento medico e aver seguito una routine di allenamento di forza e flessibilità, l’atleta può riguadagnare il 100% della forza.

Se l’assistenza conservativa fallisce, in caso di degenerazione della patologia ed eventuale lesione del tendine, si può considerare un intervento chirurgico.La gestione operativa di questa condizione può includere il debridement delle aree degenerative del tendine e la sua riparazione.

Successivamente sarà ovviamente necessario riconsiderare una corretta programmazione di allenamento ed una graduale ripresa delle attività.

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