Il serbatoio motivazionale – a cura di Cinzia Botter

Ogni atleta che si dedica ad una maratona ha un serbatoio di risorse fisiche, ma anche mentali e motivazionali.

Una maratona di 42 km va preparata al meglio ed comunque piena di incognite: ci sono imprevisti (che vanno messi in preventivo con le possibili strategie), servono tattiche per agire prima degli altri, va gestita la disidratazione, bisogna ascoltare le proprie sensazioni e avere una piena connessione mente/corpo.

E’ la forza motivazionale che porta a terminare la gara. A volte, si gestisce male il serbatoio di energie, specie al muro del 30 km, che un buon atleta percorre in 1h e 30′.

Secondo Stefano Baldini, oro alle Olimpiadi di Atene 2004 e primatista italiano con 2h 07’22” dal 2006, incidono, a livello mentale, la serenità e la sicurezza dei proprio mezzi già nei giorni precedenti la maratona, nonostante la tensione, il pensiero fisso alla gara e il timore di una perdita dello stato di flow (che è uno stato di grazia in cui si èal proprio meglio in una performance), che magari già c’era nel periodo di preparazione.

Secondo Baldini, serve entrare mentalmente in gara il più tardi possibile, anche dopo la metà della gara, per non esaurire a livello energetico la benzina mentale e motivazionale. E’ necessario comunque restare sempre vigili: gli altri atleti hanno le stesse difficoltà . Nelle ore della maratona, ogni atleta ha un suo dialogo interno: utile capire dal linguaggio del corpo cosa sta succedendo agli altri, oltre che a noi stessi. Il serbatoio motivazionale aiuta proprio a pianificare come muoversi al meglio.

a cura di Cinzia Botter

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