L’intervista a Davide Cheraz il maratoneta da record!

Mercoledì 23 aprile 2018 il nostro blog ha incontrato Davide Cheraz, giovanissimo maratoneta della Val d’Aosta, che domenica 8 aprile 2018 ha fatto sognare tutti gli appassionati del running tagliando il traguardo della Milano Marathon 2018 con un record di 2 ore e 29 minuti.

 

Davide Cheraz Record Maratona Milano 2018

 

Ecco cosa ci ha raccontato durante l’intervista che ha accettato di rilasciare alla nostra Redazione per MaratoneItalia!

 

Buongiorno Davide e ben arrivato sul nostro blog! Prima di parlare della tua ultima impresa, che ne diresti di tracciare un piccolo “ritratto di te stesso” per i lettori che non ti conoscono? Raccontaci un po’ di te, delle tue radici, di come ti sei avvicinato al mondo del running e così via…

 

Ciao a tutti! Sono Davide, abito a Pré-Saint-Didier in Valle d’Aosta e ho 25 anni.

Fin da piccolo ho sempre nutrito una grande passione per tutti gli sport di fatica: sono cresciuto sulla Mountain Bike, poi sono passato al Winter Triathlon e, da qualche anno, ho iniziato a fare anche gare di trail.

 

La montagna è la mia più grande passione e, appena ne ho l’opportunità, mi piace scoprirla durante la corsa, in bici, con lo sci di fondo e anche con lo sci alpino.

 

Veniamo adesso al tuo record che hai ottenuto alla Milano Marathon: te lo aspettavi come risultato? Quali sono state le tue prime emozioni quando, dopo aver tagliato il traguardo, hai scoperto di aver ottenuto anche questa bella sorpresa (e lo è sicuramente per un atleta)?

 

A dicembre ho avuto un infortunio alla SainteLyon, che mi ha tenuto fermo un mese e mezzo, quindi ho potuto riprendere gli allenamenti soltanto a metà gennaio con lo sci alpino, ma facendo solo il 70%.

 

Quando sono partito per Milano quindi stavo bene, ma senza avere un’idea dei miei tempi su strada. Al passaggio della mezza però (1h15.20) ho capito che avrei potuto chiudere la maratona con un tempo sotto le 2h30.

 

L’arrivo è stato un vortice di emozioni grazie a tutta la gente presente ad incitarmi.

Nonostante tutte le gare che facciamo, non ci si abitua mai a tagliare il traguardo dopo tanta fatica.

 

Scorrendo un po’ la rete, abbiamo trovato un articolo de La Stampa che parlava del quinto posto che hai conseguito alla OCC (Orsières-Champex-Courmayeur). Sicuramente te l’avranno già chiesto in molti, ma visto che noi siamo dei curiosi di natura, te lo chiediamo lo stesso: quali sono state le difficoltà maggiori che hai dovuto fronteggiare durante questo trail? E come sei riuscito nell’impresa epica di passare da un ventesimo ad un quinto posto? Insomma, cosa ti ha messo “le ali ai piedi”?

 

Alla vigilia della gara ero in forma: conoscevo bene il tracciato e, grazie all’esperienza acquisita lo scorso anno, sono partito tranquillo.

 

Si parla di 55 chilometri di montagna: la gara si fa dalla seconda metà in avanti e le ultime salite sono impegnative, quindi è fondamentale arrivarci con la gamba ancora fresca.

 

Inoltre vedere i miei parenti e i miei amici ad ogni “base vita” mi dava energia nuova per affrontare la salita successiva. L’OCC, come tutte le gare dell’UTMB, è magica e ha un ambiente e un paesaggio capaci di regalare emozioni uniche.

 

Abbiamo visto dalle tue foto su Facebook che, oltre al running, un’altra delle tue grandi passioni è la montagna. Che ne diresti di raccontarci un po’ di questo tuo amore? Se potessi farlo, faresti anche una maratona in un contesto simile (pensiamo ad esempio a quella che si tiene tutti gli anni sul Monte Everest)?

 

La montagna è la mia maestra di vita. Ti spinge ad essere concentrato, preciso e modesto e, anche se non sono un alpinista, mi piace pensare e citare le parole di Bonatti (riferito a Walter Bonatti, celebre alpinista, esploratore e giornalista) “Non si può barare contro di essa.”

Un amore difficile da placare visto che abito nella zona del Monte Bianco.

In montagna si vive veramente e tutti i problemi quotidiani vengono sostituiti da un panorama mozzafiato e da un’aria pura.

 

Se sono aperto a nuove sfide? Certo che sì! Non vedo l’ora di scoprire me stesso e l’incredibile mondo su cui viviamo.

 

Quali sono gli aspetti che ritieni più importanti nella preparazione di qualsiasi gara e perché?

 

La parola d’ordine è DIVERTIMENTO! Se proviamo piacere a fare qualcosa ci impegneremo al massimo e riusciremo a trovare sempre energie nuove.

Lo sport mi regala tanta felicità, benessere e spensieratezza…e credo che questa in fondo sia la mia vera vittoria.

 

Quando non hai le ali ai piedi, oppure non sei in pista, cosa ti piace fare nella vita di tutti i giorni?

 

Lavoro in un ufficio di ingegneria e di architettura a Courmayeur e cerco di trovare il giusto equilibrio tra lo sport, la famiglia e gli amici.

 

Raccontaci un aneddoto divertente che ti è capitato durante una delle tue corse e che ricordi ancora molto volentieri.

 

Seguivo mio papà durante il Tour des Gèants (un percorso di 330km e 24.000m+).

Era stanco e con gli occhi che si chiudevano, quindi ha iniziato a correre chiudendo prima un occhio, poi dopo un po’ l’altro.

 

Io intanto gli correvo affianco, parlandogli per tenerlo sveglio, fino a quando non l’ho più sentito…mi giro ed era accasciato per terra che ronfava, si era addormentato correndo! (allego una foto fondamentale per capire la situazione)

 

Adesso invece, per “controbilanciare”, rivelaci un episodio piuttosto antipatico e che, dipendesse da te, seppelliresti più che volentieri nel cassetto più profondo della tua scrivania.

 

Mi viene in mente il mio primo trail, la sessanta chilometri del Lago d’Orta (Piemonte).

Mi trovo in partenza quasi per scommessa, fino a metà gara ero tra i primi e non mi sembrava vero! Chiaramente non poteva durare, perché i primi trenta chilometri li ho fatti in 3 ore, mentre gli ultimi 30 in 6 ore e mezza e con crampi ovunque. Insomma, un disastro!

 

Quale consiglio daresti ad un runner che, dopo averti visto realizzare questo tempo da favola di meno due ore e mezza alla Milano Marathon, vorrebbe tentare la tua impresa?

 

Credo che sia un tempo raggiungibile da chiunque con l’impegno e la costanza.

La costanza è l’ingrediente fondamentale  per raggiungere qualsiasi traguardo sportivo.

 

 

Per concludere, parlaci un po’ del tuo allenamento: come si svolge, su quali tracciati ti eserciti maggiormente e quali sono i tuoi “punti chiave” di cui non puoi fare a meno?

 

Pratico molti sport per non annoiarmi. Se ad esempio un giorno non ho voglia di correre, vado in bici, a sciare oppure a nuotare. Noi runners dobbiamo imparare ad usare anche gli altri sport, perché non solo fanno bene alla motivazione, ma anche al corpo.

 

Grazie Davide per il tempo prezioso che ci hai dedicato e alla prossima!

 

Grazie a voi e a tutti gli sportivi che mi leggeranno, spero di vedervi presto sui sentieri.

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