La mia miglior mezza maratona

Spesso quando si parla di corsa l’attenzione va a finire su tempi, ritmi e distanze. Personalmente trovo riduttivo parlare della corsa esclusivamente in questi termini.

La corsa è molto di più, la corsa è un discorso infinito ma maggiormente, è totalmente soggettivo, infatti ognuno vede nella corsa qualcosa differente, di personale.

Spero che pian piano potrete capire la mia visione di corsa e magari capire che forse siamo più affini di quanto possiate immaginare.

A febbraio del 2018 a Oristano, Sardegna, ho corso la Mezza Maratona del Giudicato. La mia  preparazione è stata lenta e discontinua a causa del meteo.

Essendo in Sardegna è strano dirlo, ma non credevo che il maltempo potesse mettermi i bastoni tra le ruote, o meglio in questo caso, tra le gambe, con venti di una forza esagerata e piogge incredibili.

Oltre a questo fisicamente non ero messo benissimo, soffrivo di un dolore all’anca destra che mi preoccupava, infatti il coach ha esposto il suo parere negativo alla mia partecipazione, per non correre il rischio di peggiorare quella che era un’infiammazione trasformandola in qualcosa di più serio.

Il coach della società per cui corro è molto premuroso e si preoccupa tanto per i suoi atleti anche se spesso lo facciamo arrabbiare facendo di testa nostra. Ma sappiate che il coach non è uno che ti dice cosa devi fare perché lui decide.

Il coach ha studiato e continua a studiare affinché tutti i suoi atleti possano correre al meglio e raggiungere i propri obiettivi e si applica in modo ossessivo trovando soluzioni per portare ogni persona alla resa migliore.

Rispettate i vostri coach e se non ne avete uno, cercatelo, fatevi guidare e parlate tanto con lui, più vi conosce e più saprà darvi le soluzioni migliori.

Contro il suo parere decisi quindi di schierarmi, partire e vedere come l’anca rispondeva allo sforzo della gara, male che vada avrei considerato il ritiro. Ragazzi chiariamo subito un punto fondamentale, il ritiro.

Non abbiate mai paura o vergogna nel ritirarvi quando capite che non potete più continuare a causa dell’eccessiva fatica o per un infortunio. La scelta migliore che un podista possa fare quando si rende conto di non averne più è ritirarsi e recuperare adeguatamente.

Purtroppo mi è capitato durante la Chia Half marathon 2018 e all’interno della delusione del ritiro ho avuto una soddisfazione inaspettata che porterò per sempre nel mio cuore, ma questa è un’altra storia che vi racconterò prossimamente.

Allo schieramento mi trovo in mezzo a qualche amico, è sempre bello stare in compagnia prima di partire, assorbi tanta energia positiva e non ti senti solo, perché allo sparo sei tu, la strada, le tue gambe ed il tuo cuore. Al via partiamo con l’entusiasmo che contraddistingue tutti gli eventi sportivi, qualcuno urla, qualcuno fischia, accipicchia qualcuno cade!

La mia concentrazione è totale, sono quasi in trance e siamo appena partiti. Solitamente i primi chilometri li corro parlando con gli atleti vicini, ridendo con battute che senti provenire da tutte le parti, salutando persone che conosci tramite le gare e che è sempre bello pensare che anche stavolta i più noti sono tutti presenti.

In gara dovevo fare tante considerazioni, iniziando dal dolore all’anca, dovevo cercare di imporre una corsa fluida per tenere sotto controllo la situazione.

Il mio ritmo doveva essere costante all’interno della mia confort zone, per non strappare troppo presto e non correre il rischio di stancare l’anca o finire la benzina rapidamente. Infatti alla Cagliari Respira disputata a dicembre 2017 al diciottesimo chilometro i miei tempi sono franati, e sono arrivato al traguardo sfinito.

L’ultima cosa a cui dovevo pensare era il vento, dovevo cercare il modo di non averlo come nemico, quella mattina la sua presenza era costante, per cui se lo capivo, potevo sfruttarlo. In pratica la mia gara era carica di tattica più che di forza.

Durante la gara non persi mai la concentrazione, sono stato sul pezzo in modo intenso e ho amato ogni istante di quella corsa, c’ero ragazzi, sentivo i miei passi, il mio cuore che pulsava, il mio respiro era intenso e calibrato, stavo da re.

Notai che la strada sulla parte destra aveva una pendenza e che se avessi corso su quel lato mi avrebbe consentito di caricare meno sull’anca dolorante e così seguì quella traiettoria che mi permise di non avere conseguenze, la scelta risultò azzeccata, ottima visione e analisi del tracciato.

La fortuna a quel punto incominciò a girare dalla mia, tutto il gruppo corse sul lato opposto, restando esposti al vento mentre io alla destra sfruttai la copertura data da dei cipressi che danzavano al soffiare del vento. Incominciai a ragionare sul ritmo al dodicesimo chilometro, feci un’analisi delle mie condizioni per capire se era o no il caso di posizionarmi su un passo più veloce. Stavo bene, il dolore all’anca c’era ma non superiore rispetto a quanto era al via, per cui era sotto controllo.

Due mesi prima crollai al diciottesimo ed ora pensavo di strappare al dodicesimo. Mi convinsi che forse la mia testa tentava di farmi uno scherzetto, parlava l’adrenalina, la grinta agonistica. Decisi di fidarmi solo dell’attenta analisi che stavo portando avanti e restai conservativo, aspettai qualche chilometro per poi scattare al quattordicesimo. Quanto stavo bene, le mie gambe andavano leggere e reattive, vivevo uno stato di enfasi straordinario.

Per la prima volta mi capitava di recuperare posizioni, ho contato gli atleti che ho superato dal quattordicesimo chilometro fino al traguardo, sono stati tantissimi.

Nessuno di loro però è stato superato senza ricevere il mio incitamento. Incitiamo sempre gli atleti che superiamo, non possiamo sapere in che momento psicologico sia un podista quando lo superiamo.

Non vedo gli atleti come avversari, quelli che supero rappresentano me qualche mese fa e quelli che invece mi superano me tra qualche mese se mi allenerò con costanza e qualità.

Siamo tanti ma infondo siamo tutti la stessa persona, per cui incitate, tifate, sorridete, donate un gel o dell’acqua. Siate persone di cuore prima che atleti, il cuore gioirà di questo e vi aiuterà a portare a termine la gara, fidatevi.

Raggiungo il fatidico diciottesimo chilometro, con intelligenza mi riposiziono in confort zone, eseguo una nuova analisi del mio stato fisico, e al diciannovesimo decido per un nuovo strappo fino al via, ormai è fatta mi ripeto. Li credo che conti solo cuore e testa, il pubblico dietro le transenne, la musica, la vista del gonfiabile in lontananza, insomma te la godi e si, è vita pura.

Taglio il traguardo in un tempo per tanti schifoso, ma chi se ne frega, è il mio Personal Best sulla mezza maratona, 1 ora 50 minuti e 55 secondi. Al traguardo sono integro, sto alla grande, sorrido alla mia Valeria che mi attendeva al traguardo filmando il mio arrivo e questo è quello che mi porto dietro, la mia miglior mezza maratona.

Corsa con testardaggine, scusa ancora coach per non aver seguito il tuo consiglio ma sentivo di doverla correre. Corsa con la testa, non ho perso la concentrazione nemmeno per un minuto. Corsa con la determinazione di chi, pian piano arriverà ma se riesce ad arrivare un pochino prima tutto diventa magico.

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