Le vostre corse N°1

Non sempre ci si allena con le gambe

In un lunedì come tanti mi avviai verso il campo per l’allenamento.  Pioveva incessantemente e tirava un vento tremendo, pensai che l’allenamento potesse saltare ed infatti saltò.

Con Roberto decidemmo di farci due chiacchiere al coperto senza pioggia e con un buon bicchiere di birra. Tra le tante cose di cui parlammo, Roberto decise di raccontarmi quello che gli accadde durante la Maratonina dei Fenici disputata a maggio di quest’anno ed io, dopo avergli chiesto l’autorizzazione, decisi di raccontarla a voi.

La mia Maratonina dei Fenici

Qualche settimana prima di iniziare la preparazione mi sentivo stanco, seguii la tabella dell’allenatore che era davvero bella, intensa e tosta proprio come piace a me.

Gli allenamenti per la Maratonina dei Fenici, invece, furono particolari perché non li svolsi come ero solito fare, ci furono dei fattori che mi fecero cambiare strategia. Seppur potevo considerare la qualità dei miei allenamenti soddisfacente, nella mia mente cresceva una sensazione, come se stessi alimentando una sospetta entità astratta.

Corriamo da soli, ma siamo intrisi di pensieri negativi io li chiamo demoni

Dopo i primi chilometri dalla partenza non riuscivo a capire qual era il mio ritmo. Per fortuna la tecnologia mi salvò e constatai di essere in linea con i tempi che cercavo. Eppure mi sentivo agitato, c’era qualcosa che non mi consentiva di trovare la mia solita tranquillità. Ci impiegai un po’ a capire che quella strana sensazione era il temuto demone del fallimento.

Le mie preoccupazioni diventarono sempre più insistenti al punto che diedero vita ad un antagonista, tanto reale che quasi potevo vederlo correre accanto a me. Mi guardava con una faccia compiaciuta, si prendeva gioco di me e sapeva che più la mia attenzione si allontanava dalla gara e più sarebbe diventato forte. Mi accingevo a completare il secondo giro e la sua presenza diventava pressante, la sentivo in ogni secondo, la mia mente ormai era in balia del mio demone.

Era l’aria che inspiravo, era il sudore che nasceva dalla mia pelle, era la strada che dovevo ancora percorrere.

Quando capisci che sei in crisi e non hai modo di uscirne

Al terzo ed ultimo giro quasi non mi riconoscevo più. Mi sentivo solo, stanco, non riuscivo a riprendere le redini della gara.

Era la prima volta che vivevo una situazione simile, correvo ma non ero felice, ero esausto, ogni passo era di una fatica immane, non trovavo dentro di me la forza per combattere contro l’influenza negativa della mia mente. La gara giunse al termine, tagliai il traguardo in un tempo che per me era orribile. Non sono uno che bada tanto al cronometro ma sono certo che avrei potuto dare decisamente di più, la mia delusione era immensa.

La rabbia che provai per non essere stato in grado di gestire la mia gara mi portò al maligno pensiero di smettere di correre, mi sentivo vuoto e impaurito. Come se tutto l’amore che provavo per questo sport si fosse disciolto in un mare di negatività.

Dopo qualche giorno compresi che non fu un fallimento fisico ma mentale, persi l’eterna lotta con me stesso. Sono certo che penserò spesso a quel demone che si impossessò di me risucchiandomi le energie, diventando quel gigante che mi sovrastò. Sono ancor di più sicuro che in futuro si presenterà in altre corse che disputerò, per questo promisi a me stesso che non avrei mai più permesso alla mia mente di demolirmi.

Dopo la tempesta arriva sempre il sereno

Sono passati diversi mesi da quella tempesta psicologica. Questa esperienza mi ha fatto crescere come atleta e come uomo. Ho provato sulla mia pelle che se la testa va per i fatti suoi il rischio di fallire è davvero alto.

Ho avuto modo di parlarne con allenatori, amici, compagni di team scoprendo che in diverse occasioni in molti si sono trovati in una situazione simile alla mia, alcuni ne sono usciti nella stessa gara, alcuni ci hanno messo qualche settimana e altri diversi mesi.

Mi sento più responsabile e più rispettoso verso quello che provo, verso quello che sono. Ho amato, amo e amerò la corsa, con la consapevolezza che come tutti gli amori, possono elevarti o affondarti.

Ringrazio coloro che mi hanno dato conforto, che mi hanno ispirato e che ancora oggi, corrono al mio fianco.

Se il mio demone dovesse ripresentarsi, lo affronterò con più determinazione, magari vincerà ancora lui ma ora la competizione è aperta, a noi due.

 

Ai saluti

Sono felice che il mio amico Roberto Pes, abbia scelto di condividere la sua delusione per una gara gestita male, così che possa essere chiaro a tutti che l’ostacolo è dietro l’angolo e dobbiamo essere pronti ad affrontarlo. All’interno di una gara si svolgono tante competizioni.

Una è quella ovvia, le altre sono tutte contro noi stessi, le nostre paure, i nostri problemi. Penso che possiamo essere allo stesso tempo il nostro miglior alleato e il nostro peggior nemico ed è la nostra umiltà, concentrazione e forza di volontà che farà pendere l’ago della bilancia da una parte con una vittoria o dall’altra con una sconfitta.

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