XXV Maratona Internazionale di Roma 07/04/2019

Un’edizione anomala della maratona più importante d’Italia, a cui partecipo per la quinta volta consecutiva. Un’edizione anomala, dato che è stato deciso di farla, solo sei mesi fa, organizzata dalla FIDAL dietro incarico del comune, dato che appena dopo la scorsa edizione, è stato fatto il “famoso” bando per organizzarla nel triennio 2020-2022.

Nonostante il poco tempo a disposizione, i runner hanno risposto alla grande, e le iscrizioni sono state chiuse qualche giorno prima, per il raggiungimento del numero massimo di iscritti deciso dalla FIDAL stessa, diecimila.

Una novità è stato il cambio percorso, dove si faranno per la prima volta dei km sulla Colombo, e si eviterà il tratto più monotono, quello intorno allo stadio Paolo Rosi, e si arriverà in senso opposto, rispetto alle ultime quattro edizioni, circumnavigando il Colosseo.

Un’altra novità è stato il Marathon village allestito al Ragusa Off,  un vecchio deposito ATAC, che è stata una buona idea, utilizzare uno spazio comunale, senza sperpero di soldi pubblici per affittare una location magari più bella e più centrale, ma lo stesso Marathon village, è stato parecchio deludente, con pochi stand espositivi.

L’organizzazione è stata parecchio deludente, dato che a gran parte dei partecipanti sono state sbagliate le onde di appartenenza; nel mio caso mi sono state mandate diverse mail, non risolvendo il fatto di aver acquisito il diritto di partire dalla prima onda, invece che dalla seconda e dopo aver segnalato due-tre settimane prima dell’evento, il mio PB, che è stato verificato, l’onda è rimasta erroneamente la seconda, e mi è stato risposto che forse sarebbe stata cambiata al ritiro pettorale, ma così non è stato.

Obiettivo personale, è stare sotto le 4 ore, dato che rispetto alle altre maratone fatte, il kilometraggio è stato di gran lunga inferiore, ed ho potuto fare “lunghi” al massimo di 32km.

Arrivo poco prima delle 7e30, e mi dirigo al punto di ritrovo coi compagni di squadra, per le foto di rito, e poco prima delle 8 c’incamminiamo per depositare i nostri zaini, ai camion predisposti, e dopodiché facciamo a piedi, praticamente l’ultimo km di gara, facendo parecchia coda nell’imbuto per arrivare alle “griglie” predisposto dall’organizzazione.

Ad un’ora dallo start ha iniziato a piovere, con parecchi scrosci, e dopo la partenza degli atleti diversamente abili,  a circa 5 minuti l’una dall’altra, le tre onde, anche se effettivamente i minuti di attesa saranno di meno.

Il passo che vorrei tenere è sui 5e15 min/km sperando di “durare” il più a lungo possibile.

Causa traffico e vari zigzag, anche per evitare pozzanghere, inizio a correre come vorrei dopo il secondo km, e nonostante un paio di salitelle in viale Marco Polo, riesco a passare ai 5km con una media di 5e10 min/km.

Dopo viale Marco Polo, s’imbocca la laterale della Colombo, della quale facciamo circa 3km, in cui sono presenti tre-quattro salite che affronto tranquillamente.

Nel frattempo ha smesso di piovere e piano piano sta uscendo il sole e la temperatura è sempre più gradevole.

Da Ponte Marconi, ci riallacciamo al vecchio percorso, e la mia media ai 10km si è abbassata a 5e05, ed alcuni tratti li ho fatti con dei pacer, che non avevano il tempo sui palloncini, e cercavo di distanziare quel tanto, ai ristori e allo spugnaggio.

Verso il 12 esimo km ritorniamo in zona Piramide e dopo un po’, nei pressi della Bocca della Verità ci immettiamo sul lungotevere: la mia media al 15esimo km rimane la stessa del 10°, ma nei pressi del ristoro poco dopo il 15°km, sento una fitta al polpaccio destro, che mi fa fermare e cerco conforto bagnandolo con bottigliette prese da per terra.

Cerco di riprendere più volte a correre, ma ogni volta è una coltellata, e decido di camminare fino al primo punto medico o ambulanza che incontro quasi subito, e mi faccio medicare, e dopo avermi preso i parametri, faccio un tentativo di riprendere a correre ma sono impossibilitato.

Cerco di camminare per un paio di km, in cui il mio ritmo è di 12min/km, e siamo già in zona San Pietro; al primo spugnaggio che incontro chiedo se è previsto un servizio navetta ritirati, perché anche a camminare, zoppico, e sento dolore e non vorrei far danni peggiori.

Decido di ritirarmi, e sarà la prima volta, dopo dieci anni ed oltre 400 gare, e pensavo che, prima o poi doveva capitare, ma non ne soffro così tanto.

Appena dopo lo spugnaggio c’è un’ambulanza, alle prese con la cura di un altro runner, che sta messo peggio di me; colloquio con una persona dell’organizzazione che non sa darmi nessuna notizia sulla navetta per i ritirati, anche perché dovrei andare in zona arrivo, a prendermi la borsa col cambio.

Attendo una mezz’oretta, e poi fortunatamente mi “carica” l’ambulanza, che mi porta nel punto sanitario più “vicino” all’arrivo, e dopo che mi vengono presi i parametri e dopo un medicamento, chiedo se ci sono delle navette per arrivare ai Fori Imperiali, ma dopo la loro risposta negativa, mi avvio a piedi, zoppicando, facendomi circa tre km.

Podio maschile e femminile tutto etiope: tra gli uomini vince HEYI con la particolarità di aver indossato la maglia del paccogara, con il tempo di 2 ore 8 minuti e 37 secondi;primo italiano, come lo scorso anno, 11°assoluto NASEF Ahmed ( ATLETICA DESIO ASD), che con il tempo di 2 ore 16 min e 57 secondi, migliora di due posizioni ed oltre 4 minuti.

Tra le donne vince EGERTU ALEMU che con il tempo di 2 ore 22 minuti e 52 secondi, si classifica 16^assoluta, che stabilisce per un solo secondo il record della gara, che durava da undici anni; prima italiana, quarta assoluta, SOUFYANE Laila (CS ESERCITO) con il tempo di 2 ore 34 minuti e 54 secondi.

Si è confermata la maratona più partecipata d’Italia, nonostante un’organizzazione di soli 6 mesi, ed il numero chiuso d’iscritti, con quasi 9 mila arrivati.

Tante pecche organizzative, dal problema pettorali, al problema di disinformazione per le navette recupero ritirati; ed un servizio di cronometraggio molto carente.

a cura di Alexio D’Alessio

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